Esce sconfitto su tutta la linea, annichilito, dopo la batosta alle elezioni politiche e l’ecatombe in Sicilia gli rimaneva giusto il dialogo con la maggioranza e la necessità di riforme condivise da sbandierare come linea politica ai numerosi oppositori all’interno del Pd, aveva puntato quasi tutto sul nuovo clima politico e da oggi probabilmente non potrà più utilizzare nemmeno questo argomento, la resa dei conti si fà più vicina, è già tutto un coro di “non doveva fidarsi” e “l’avevamo detto”. Alla prossima assemblea del Pd le correnti che spingono al muro contro muro contro il “diavolo” Berlusconi avranno vita facile, i dalemiani su tutti, la linea politica di Veltroni ha perso e dovrà adeguarsi, un partito ridotto allo sbando e senza identità che da oggi ritrova unità e compattezza proprio grazie al vecchio nemico comune da combattere, quasi sicuramente tra non molto tanti saluti anche al bipartitismo.
Paradossalmente è proprio Silvio Berlusconi a dare il colpo di grazia al leader del Pd, gli toglie letteralmente la sedia da sotto il sedere (un po’ come sparare sulla Croce Rossa) e decreta così la fine del dialogo e dei buoni propositi tra i due maggiori partiti, assesta un uno due che non lascia scampo, ko. In tempo zero aggredisce temi più che sensibili come la regolamentazione delle intercettazioni, il nuovo lodo Schifani e la sospensione dei processi imponendo le sue decisioni con forza e determinazione, è quasi nulla anche la possibilità di discussione all’interno della stessa maggioranza figurarsi cercare accordi con l’opposizione, lo strappo non solo è inevitabile, è cercato e calcolato.
Già oggi registriamo i giornalisti pronti allo sciopero ad oltranza, il Csm che apre la pratica a tutela dei magistrati di Milano, l’Anm che attacca, il Presidente della repubblica adirato, la riesumazione di mummie politiche come Ferrero, Rizzo e integralisti vari, dichiarazioni di fuoco… e siamo qua, quasi increduli a discutere ancora di leggi ad personam, toghe rosse, rete 4 (sbadiglio), bentornati all’anno 2001.
Prepariamoci dunque ad un ritorno al recente passato, ad un passato di cui non si sentiva certo la mancanza, lavori parlamentari al rallentatore, strumentalizzazioni di ogni genere, manifestazioni di piazza e toni apocalittici. Buona legislatura.

› Camelot, “Una sesquipedale cazzata”.  › Daw, “A volte ritornano”.
› Il Fazioso, “Autogol: l’emendamento salva-premier”. 

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