La situazione era già chiara in campagna elettorale, la cordata era una panzana, la presunta difesa dell’italianità della compagnia un non senso, la paura che i turisti non venissero più da noi una barzelletta… fare da spalla ai sindacati per far fallire la trattativa con Air France una follia.
Così oggi dopo il prestito che non verrà mai più restituito e nonostante l’ultimo escamotage della nomina di un advisor per la privatizzazione di Alitalia, la commissione europea guidata da Tajani apre l’indagine formale sul presunto prestito ponte poi destinato in conto capitale, si dovrà accertare se l’intervento sia da considerarsi aiuto di stato, ma c’è poco da accertare, l’infrazione alle norme comunitarie è evidente, alla fine pagheremo pure questa.
Mentre continuiamo a buttare via soldi per farla volare e il fallimento si avvicina, oggi possiamo essere quasi certi che se anche dovesse andare a buon fine una qualche forma di privatizzazione non riusciremo ad ottenere nemmeno lontanamente offerte simili a quella proposta da Air France che sotto elezioni fu però considerata una svendita.
Per un pugno di voti, ne valeva la pena?

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